STEFANIA AMISANO – Intervista

Posted: 23 maggio 2011
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Shotted: 15 maggio 2011
In: Teatro Miela

La mente è inafferrabile, sfuggente come un animale selvaggio: tanto più quando è libera di vagare, quando il sogno vanifica razionalità e convenzioni, lasciando che le emozioni, i pensieri ancora non formati, le brevi e fulminanti intuizioni, fluiscano liberamente attraversando per un istante la nostra coscienza. Lo stupore irrompe nella realtà e apre un varco nei sensi, estendendo le nostre percezioni.
In questo itinerario musicale, il pianoforte rivela, un diverso e più profondo aspetto della sua multiforme personalità: spogliato di ogni velleità ambiziosa ed egocentrica, smette l’abito da sera, l’ubriacatura dei riflettori, cessa di far spettacolo e diventa oggetto quotidiano, utensile, semplice cosa, fragile e umana, che a tratti quasi svanisce per dissolversi in una bellezza indicibile e non afferrabile. Una macchina desiderante, dunque, che seduce l’ascoltatore come l’interprete, trasportati in un caleidoscopio di umori, fatto di frammenti, schegge, bagliori, evocazioni fantastiche, sogno e memoria, affetti e radici, gioco, mistero.
Brevi istanti musicali scorrono senza interruzione, come in un monologo, una confessione, un’avventura. Il flusso non interrotto di un fiume che si unisce ad altri, diventando Altro, un organismo meticcio dalla labile identità. I microcosmi sonori creati da Kurtág in Játékok (Giochi) — diario intimo, geografia interiore e fucina alchemica — sono il filo rosso che attraversa l’intero percorso musicale, una specie di continuum da cui affiorano altri mondi, altre esperienze umane che innescano richiami e corrispondenze a variabile distanza.
La musica di Kurtág è consuetudine e familiarità, il comune, il quotidiano che diventa sublime, è anche teatro, gesto: il suono e le sue azioni hanno uno spazio, un tempo, un corpo e un’anima. “Fare” un suono è come impastare, arare la terra, è trasformare, creare, liberare. Sognare.
Mentre si viaggia rapidi, attraversando diafani, mobili paesaggi musicali, incominciamo a pensarci come esseri senza forma, stabile e definita: la assumiamo di volta in volta, suonando, ascoltando, immaginando, vivendo. Priva di limiti e confini, abbandonata ogni forma precostituita, la mente è ovunque…
Stefania Amisano