Da logo astratto a presenza reale – Ovvero il caso Pupkin Kabarett

Posted: 6 giugno 2009
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Shotted: maggio 2009

Col passar del tempo mi convinco sempre più che sono i particolari a fare di un video un buon podotto. L’attenzione al dilettare lo sguardo, al mostrar cura nei particolari, impegno nella realizzazione rende lo spettatore più attento a ciò che gli si propone. Far dire “ehi! Ma sembra un video vero!” è diventato ormai l’obiettivo. Perché nell’immagine, video o fotografica che sia, l’abito fa il monaco e un lavoro con grandi contenuti confezionato male, finisce per non raggiungere la sua missione comunicativa.
Tutto questo sbrodolamento perché?

E’ con questa idea che, finito di montare con la brava Martina il video dell’ultima serata Pupkin Kabarett della stagione, ho realizzato un’idea di pupkin-logo animato.

L’unico elemento di partenza che avevamo a disposizione era il classico logo pupkin, ottimo per la stampa e forse anche per il video… ma vi dirò, mi dava troppa noia piazzarlo là al centro e basta. Serviva un’idea, per renderlo una presenza reale.
Sono andato quindi a consultare la straordinaria libreria di tutorial per After Effects di VIDEO COPILOT in cerca di un’ispirazione. Scartando per principio tutti i tutorial che includessero fulmini ed esplosioni ho trovato quello che faceva al caso mio, 3D Shadows.
Il tutorial ci spiega come creare da uno sfondo ovviamente bidimensionale, l’impressione di una scritta tridimensionale e presente nella realtà. Diciamocelo, nessuno di noi è un disegnatore, e per le nostre animazioni dobbiamo andare a caccia di elementi preesistenti (vedi Rosso Vaticano o Il Senso della Vita).
Per lo sfondo, senza starci troppo a pensare, ho scattato una foto fortemente prospettica del palco del Miela, dove i Pupkin sono di casa. Insomma, perché andare a scegliere spazi poi difficili da giustificare, che costringano a rispondere a chi ne chieda conto: “beh, a me piace così”.

L’idea era di esplorare l’ombra proiettata dal logo sul pavimento del palco dalle luci della sala. Le ombre sono interessanti, attestano spesso la veridicità di un fotomontaggio, sono il primo elemento che uno guarda quando vuol capire se l’immagine che ha di fronte sia frutto di una manipolazione. E allora perché non giocare un po’ con le apparenze?
Il tutorial spiega come creare un’ombra coerente su un piano prospettico, niente male.
Con una griglia e un piano invisibile andiamo a creare il piano prospettico coerente all’immagine dove proiettare poi l’ombra. Il passo successivo è posizionare il logo seguendo le linee. E quindi piazzare un bel riflettore, coerente alla posizione delle luci della fotografia, bassetto per ottenere una bella ombra lunga.
Ora, il logo ovviamente, con quei colori pieni, non ha nulla di “reale”, di consistente, quindi ho pensato ad un movimento di camera che lo rivelasse solo all’ultimo istante.
E qui cominciamo a cambiare rotta rispetto al tutorial. Infatti se non rendiamo lo sfondo oggetto 3d, questo non seguirà il movimento della telecamera e non sarà come muoversi all’interno dello spazio. Reso però oggetto 3d, dovremo ritrovare le giuste posizioni per una prospettiva coerente del piano invisibile, del logo e delle ombre. Ma non illudiamoci, parliamo pur sempre di un’immagine bidimensionale e quindi dovremo fare attenzione a come usare la telecamera, l’avvicinamento sull’asse Z svela il trucco, meglio usare lo zoom, che manterrà meglio la composizione.
Insomma, perché la cosa funzioni, il risultato dipenderà più dal nascondere il trucco che dal rivelarlo, focalizzando l’attenzione su ciò che funziona e nascondendo l’artificiosità, lavorando quindi come veri illusionisti.
In fondo non è parte del concetto di inquadratura, scegliere ciò che vogliamo mostrare e ciò che vogliamo nascondere?